Barbera d’Asti DOCG

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Coltivate si pensa fin dal tredicesimo secolo, le uve Barbera costituiscono la pregiata base dell’omonimo vino: il Barbera d’Asti DOCG. Queste uve originarie del Monferrato hanno conosciuto, fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, un grande successo fino a rappresentare oggi il vitigno maggiormente diffuso di tutto il Piemonte. Dopo che il Barbera ha ottenuto la denominazione di origine controllata e garantita nel 2008, il disciplinare per la sua produzione si è fatto maggiormente stringente. Le aree autorizzate a produrlo si collocano nell’astigiano e nella vicina provincia di Alessandria, al confine con la Lombardia e l’Emilia Romagna. Comprendono nella prima provincia 118 comuni e 50 nella seconda, per un alto volume di produzione vinicola annua. Dal 2000 è stata individuata una sotto-zona di qualità superiore che comprende Nizza, Monferrato, Tinella e i Colli Astiani, di cui è originaria la punta di diamante della produzione: il Barbera d’Asti Superiore. Oltre alla specificità del contesto geografico, le norme DOCG prevedono una composizione del 90% minimo di uve Barbera. Per la restante percentuale è ammesso un bilanciamento d’uve Freisa, Grignolino e Dolcetto. Nel caso della selezione Superiore, il disciplinare prevede un titolo alcolometrico più elevato e l’invecchiamento di 14 mesi prima delle commercializzazione, di cui 6 in botti di quercia o castagno. Diverse cantine prediligono barrique di quercia molto piccoli, capaci di infondere un gusto più rotondo. E dal 2014 della famiglia dei Barbera d’Asti fa parte un nuovo vino DOGC: il Nizza, composto di uve Barbera in purezza, lasciato invecchiare in botte 18 mesi e con un tasso alcolico minimo del 13%. La capacità di invecchiamento del Barbera è elevata e, nel caso del Superiore, arriva fino ai vent’anni. Se ci soffermiamo sulle caratteristiche sensoriali, scopriamo un vino corposo, fortemente tannico, caratterizzato da un colore rosso rubino particolarmente intenso, che, con l’invecchiamento, assume le tonalità più cupe del rosso granato, assumendo anche la sua forma più equilibrata e matura. Servito a una temperatura di 16-18 gradi, il suo carattere deciso, secco, speziato e tuttavia armonioso è ideale da abbinare con piatti di selvaggina, brasati, oppure con carni grigliate servite in salsa e, ancora, con un minestrone servito ben caldo.

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