Castel del Monte Bombino nero DOCG

Quella del Castel del Monte Bombino Nero è una delle prime e rare denominazioni DOCG attribuite a un vino rosé. Da secoli parte integrante della tradizione pugliese vitivinicola, il Castel del Monte Bombino Nero viene ottenuto quasi esclusivamente dall’omonimo vitigno autoctono, che è presente per un volume superiore al 90%. Il Bombino Nero è un vitigno che viene coltivato esclusivamente in Puglia, regione scherzosamente detta, per il suo clima secco e caldo e per il suo stile di vita giovane e frizzante, la California d’Italia. Più precisamente, la coltivazione del Bombino Nero interessa i comuni di Minervino Murge, Andria, Trani, Corato, Ruvo di Puglia, Terlizzi, Palo del Colle, Toritto, Bitonto e Binetto. In queste aree la produzione del vino vanta una storia millenaria che risale fino alla lontana epoca della Magna Grecia, come attestano i numerosi reperti archeologici visitabili nel museo Jatta. Oggi, alle tradizionali tecniche vitivinicole, tramandate di generazione in generazione, si sono intrecciate le più recenti e sofisticate tecniche di affinamento. Dalla perfetta sintesi di modernità e tradizione scaturisce un vino le cui caratteristiche organolettiche hanno velocemente conquistato il mercato, oltre che italiano, anche estero. Lo stretto e indissolubile legame col territorio, nonché le caratteristiche vincenti di questo vino gli hanno permesso di ottenere nel 2011 le menzioni geografiche aggiuntive. Ciò che rende questo rosé così amato è innanzitutto il bel colore rosato più o meno intenso, che offre all’occhio la piacevolezza dei suoi limpidi riflessi. Il paesaggio olfattivo è invece caratteristico, delicato e fruttato e fa da degna introduzione a un gusto asciutto e armonico, che sprigiona al palato lievi punte di acidità. Il Castel del Monte Bombino Nero è un vino che per la sua piacevolezza fruttata sa di estate. Servito a una temperatura compresa fra i 12 e i 14 gradi, è l’ideale per irrorare una buona cena di mezz’estate a base di pesce, soprattutto se appena pescato e fritto. In genere, la sua delicata versatilità, rende questo sofisticato rosé un vino da tutto pasto. Ma l’abbinamento classico rimane quello con la ricetta locale per eccellenza: le orecchiette con le cime di rapa.

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