Colli bolognesi classico Pignoletto DOCG

Ha ottenuto la menzione DOCG solo di recente, ma la storia del Colli Bolognesi Classico Pignoletto è lunghissima e segnata da fatti storici importantissimi. Nei colli Bolognesi la vite era già coltivata in epoca preromanica dai Galli Boi. Con la conquista dei territori gallici da parte dei romani, la coltivazione della vite prosegue fiorente fino in epoca medioevale, quando sono i monaci agresti a raccoglierla in eredità. Nel 1300 Pier de’ Crescenzi, all’interno del suo celebre trattato di agronomia, spende parole di lode sul cosiddetto re dei colli bolognesi, descrivendolo come il vino in assoluto più gradito per la piacevolezza, il colore dorato e la vivacità della sua spuma. Oggi, a distanza di secoli, questa importante DOCG dei colli bolognesi ha mantenuto pressoché intatte le caratteristiche che nel tempo l’hanno fatto tanto apprezzare, così da ottenere nel 2011 le menzioni geografiche aggiuntive, che ne legano indissolubilmente la produzione a un territorio ristretto. Le aree interessate dal disciplinare sono quelle dei comuni di Monte San Pietro, Monteveglio, Sasso Marconi, Casalecchio di Reno, Zona, Predosa, Crespellano, Bazzano, Castello di Serravalle e Savignano sul Panaro. Si tratta di un territorio con suoli a tessitura fine che si dispiega lungo quote tendenzialmente inferiori ai 300 metri di altezza. L’elevata componente limosa e calcarea del terreno dà origine a un vino dalle peculiarità accentuate ottenuto, come prescrive la normativa, da uve Pignoletto in percentuale superiore al 95%. Al momento della commercializzazione deve fregiarsi di un colore paglierino più o meno intenso, che può contenere eventuali riflessi verdognoli. All’olfatto si presenta delicato e caratteristico. Il palato invece lo delizia col suo sapore fine, armonico e caratteristico. Per la sua delicatezza, leggera e fruttata, è un vino da tutto pasto, da servire a temperatura compresa fra gli 8 e i 10 gradi. Si sposa mirabilmente con gli antipasti all’italiana, con il pesce, le verdure e le uova. È perfetto anche in abbinamento con carni bianche e formaggi freschi, che ne sublimano le qualità organolettiche. L’abbinamento classico è però quello con il piatto della tradizione emiliana per eccellenza: ossia i tortellini in brodo.

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