Franciacorta DOCG

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Da una tradizione vitivinicola antichissima, che si spinge fino all’epoca degli antichi romani, nasce il Franciacorta DOCG. Nelle loro cronache, Virgilio e Plinio il Vecchio già riferiscono di questo vino e del suo territorio, ovvero delle colline lombarde che si bagnano sulla costa sud del Lago di Iseo arrivando fino a Brescia. E la vocazione vitivinicola del territorio non si perde nemmeno col Medioevo, come attestano le cronache dell’epoca. Ma è solo nel 1957 che prende avvio la produzione attuale e che nasce il Franciacorta come lo conosciamo oggi. E ciò grazie al formidabile intuito imprenditoriale di Guido Berlucchi. Il patron di quella che sarebbe diventata la prima e una delle più importanti case produttrici di Franciacorta diede prima avvio alla produzione di un vino fermo che chiamò Pinot di Franciacorta per poi, nel 1961, creare il Franciacorta Spumante. Ed è proprio la versione spumante, caratterizzata da schiuma fine e intensa, ad aver ottenuto nel 1967 la dicitura DOC e nel 1991 quella DOCG. Per fregiarsi della denominazione di origine controllata e garantita il Franciacorta deve essere vinificato a spumante esclusivamente con Metodo Classico. Gli uvaggi ammessi dalla normativa sono Chardonnay all’85%, Pinot Nero al 10% e Pinot Bianco al 5%. Per la versione rosé è invece ammessa una percentuale più alta di Pinot Nero. Infine per la versione Satèn sono previsti Chardonnay o Pinot Bianco in purezza. I comuni ammessi dal disciplinare sono esclusivamente quelli di Adro, Capriolo, Cazzago San Martino, Cellatica, Coccaglio, Cologne, Corte Franca, Erbusco, Gussago, Iseo, Monticelli Bursati, Orme, Paderno Franciacorta, Paratico, Passirano, Provaglio d’Iseo, Rodengo Saiano, Rovato e Brescia. La versione base prevede la commercializzazione solo dopo 25 mesi dalla vendemmia, di cui 18 a riposare sui lieviti in botte. La versione Franciacorta Millesimato prevede invece un tempo minimo di 37 mesi fra la vendemmia e l’imbottigliamento, di cui 30 a contatto con i lieviti. Ma la versione più nobile di tutte, quella in grado di esprimere al massimo la nobile vocazione del territorio è la versione Riserva, lasciata riposare sui lieviti per oltre 30 mesi.

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