Valtellina superiore DOCG

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Dalla coltivazione lombarda delle prestigiose uve Nebbiolo, conosciuto localmente con lo storico nome di Chiavennasca, ha origine una delle più importanti diciture DOCG della regione: il Valtellina Superiore. La pratica vitivinicola nella Valtellina, oltre a vantare una lunghissima tradizione storica ha del miracoloso. Fra pendii scoscesi e terrazze di terra riportata a picco sull’Adda, faticosamente tenute in piedi da muretti a secco, ha origine un vino fra quelli dal carattere maggiormente spiccato, ossia forte e deciso come quello delle aspre terre da cui ha origine. Particolarmente adatta all’invecchiamento, quest’eccellenza vinicola locale è stata ricompensata nel 1998 con la denominazione di origine controllata e garantita. Per fregiarsi di questa nobile etichetta, il Valtellina Superiore deve essere prodotto con un volume minimo di uve Nebbiolo pari al 90%, da completare, come recita la normativa, “con vitigni a bacca non aromatici idonei alla coltivazione per la regione Lombardia fino ad un massimo del 10%”. Il disciplinare comprende inoltre i soli comuni alpini in provincia di Sondrio di Ardenno, Berbenno di Valtellina, Bianzone, Buglio in Monte, Caiolo, Castione Andevenno, Chiuro, Montagna in Valtellina, Poggiridenti, Ponte in Valtellina, Postalesio, Teglio, Tirano, Tresivio e Villa di Tirano. Quella che è la più estesa viticoltura alpina d’Italia, è divisa in cinque sotto-zone i cui vini presentano caratteristiche sensoriali differenti. Le tipologie spaziano dal Sassella, che è la versione più antica, al Grumello che fra le uve secondarie annovera le storiche varietà locali della Rossola e della Pignola, capaci di regalargli un delicato retrogusto amaro di mandorla. Ci sono poi l’Inferno, il cui nome deriva dalle condizioni particolarmente inospitali sia del territorio che delle temperature, e il Valgella dal carattere iniziale più morbido rispetto a quello degli altri. Chiude le cinque sottozone il Maroggia, riconosciuto per ultimo nel 2001. Il Valtellina Superiore ha un colore rubino che l’invecchiamento fa tendere al rosso granato. All’olfatto si presenta caratteristico, persistente, sottile e gradevole, mentre al palato si configura asciutto, vellutato, armonico e lievemente tannico. È consigliato in abbinamento con carni, quali brasati e selvaggina, con i formaggi a pasta dura e, in particolare, con i piatti e i prodotti DOP locali come i pizzoccheri e il bitto.

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